Meditare con il corpo

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Meditare con il corpo 2018-04-24T07:12:21+00:00
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Meditare con il corpo

La meditazione è un’attività sempre più diffusa al giorno d’oggi e praticata in ogni angolo di mondo. Ciononostante, per un gran numero di persone, la difficoltà maggiore al momento di accostarsi a questo meraviglioso itinerario di conoscenza di sé, è rappresentata dal rischio che questo si trasformi in un’attività essenzialmente mentale e di superficie.

In questo senso, invece di permettere una conoscenza approfondita della nostra mente e del suo funzionamento, come di sperimentare la dimensione illuminata che si trova al di là dei pensieri, la pratica della meditazione può trasformarsi in qualcosa di sottilmente analitico e cogitativo.

Al tempo stesso, la sua natura essenzialmente statica (necessità di trovare la giusta postura, di rimanervi a lungo, di combinare postura-respirazione-visualizzazione), invece di aiutare a trovare la calma interiore e la libertà dai pensieri, può spesso far “deragliare” il meditante verso una condizione di nervosismo, irrequietezza e affollamento mentale.

Ispirandosi direttamente agli insegnamenti del viaggiatore e scrittore mistico di origine occitane, Jean Absat – che visse nell’VIII secolo tra Persia, Armenia, Siria e Anatolia – la “meditazione consapevole attraverso il corpo” permette al contrario di integrare in maniera fluida meditazione, consapevolezza del proprio corpo e della propria sensibilità.

Attingendo direttamente alla potenza del movimento consapevole e al potere liberatorio delle emozioni, questo approccio originale alla meditazione permette in maniera semplice e naturale di realizzare una condizione di una pace e tranquillità reali in sé. Un’autentica immersione nell’universo interiore compiuta attraverso il corpo fisico, così da appropriarsi di alcuni strumenti semplici ma efficaci da impiegare in tutte i momenti della vita, nella gestione delle situazioni di stress, di paura e d’insicurezza.

 

“Sì, danza completamente vuoto, trasparente e libero (…) Tu sei lo specchio dell’Assoluto e non lo sai. Tu sei il suo stesso occhio, ma non lo sai. Tu, il suo stesso corpo, il suo braccio e la sua mano che, nella libertà, plasma le innumerevoli forme e gli infiniti mondi. (…) Ora puoi comprendere: ogni tuo respiro è già preghiera. Ogni tuo sguardo è già preghiera. Ogni tuo passo e ogni tuo gesto sono già preghiera. Conchiglia marina deposta sulla sabbia e che risuona con la voce del tutto. Acqua che si versa nell’acqua. Sorgente che torna alla Sorgente”.

Jean Absat, Corpo e preghiera: nobiltà di un filo d’erba